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26/01/2013  - Intervento del Procuratore Generale all'inaugurazione dell'Anno giudiziario 2013
Ecc.mo Presidente,
Signori della Corte,
Autorità,
Gentili Signore e Signori,

Nella certezza di interpretare gli unanimi sentimenti della Magistratura requirente del Distretto Giudiziario della Sardegna, sento di dover rivolgere il primo, deferente saluto al Presidente della Repubblica Giorgio NAPOLITANO, il quale, nella duplice veste di Capo dello Stato e del nostro massimo organo di autogoverno, è divenuto nel corso del suo settennato che ormai volge al termine un preciso punto di riferimento per il suo insostituibile ruolo di garante e di presidio dei valori costituzionali e che ancor più dopo gli attacchi strumentali di cui è stato oggetto negli ultimi tempi merita la nostra piena ed incondizionata stima e fiducia.

Nello stesso tempo mi piace porgere un doveroso, grato saluto all’illustre V. Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura On.le Avv. Michele VIETTI, rappresentato in questa cerimonia dal dott. Francesco VIGORITO ed al dinamicissimo Ministro Guardasigilli Prof. Avv. Paola SEVERINO, qui rappresentata dal dott. Marco MANCINETTI.

Un saluto cordiale ed affettuoso rivolgo a Lei, Ecc.mo Presidente ed a tutti i Magistrati del Distretto, che, fedeli al giuramento prestato, continuano ad adempiere con costante abnegazione ai loro doveri anche nella attuale difficile situazione.

Saluto altresì con affetto la Magistratura Onoraria, nonché i Dirigenti, i Funzionari e il Personale tutto delle Cancellerie e Segreterie giudiziarie e gli Ufficiali Giudiziari per il contributo recato nel corso dell’anno appena concluso, con non pochi sacrifici personali, al fine di offrire ai cittadini quel minimum di giustizia, indispensabile per garantire la pacifica convivenza.

Sentimenti di particolare vicinanza sento di dover esprimere ai colleghi delle Magistrature Amministrative, all’Avvocatura dello Stato ed ai rappresentanti del libero Foro, in persona dei Presidenti degli Ordini Forensi e dell’Unione delle Camere Penali, anch’essi impegnati, al nostro fianco, nella quotidiana battaglia per giungere ad una giustizia celere e giusta.

Con analoghi sentimenti mi rivolgo agli organi dell’informazione, che nella vita di un Paese democratico svolgono il ruolo preziosissimo di rendere tutti i cittadini tempestivamente edotti della gestione dei pubblici poteri e delle sue eventuali patologie.

La mia profonda considerazione va quindi agli appartenenti a tutte le Forze dell’ordine … Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Guardia Forestale, Polizia Municipale e personale delle Capitanerie di porto e degli Uffici Circondariali Marittimi dell’Isola … per la preziosa ed insostituibile opera di supporto prestata a noi magistrati ai fini di una sempre migliore amministrazione della giustizia.

Per loro gratificazione mi piace sottolineare come, stando al rapporto “Italia 2012” dell’EURISPES, oggi Esse siano nel Paese, fra le Istituzioni, quelle più apprezzate e sulle quali il cittadino ripone la più ampia fiducia.

Un omaggio particolare va ancora a S. E. R. Mons. Arrigo MIGLIO, neo Arcivescovo della nostra Diocesi ed un caloroso grazie a tutte le altre Autorità, civili e militari, che con la loro presenza contribuiscono a conferire particolare solennità all’odierna cerimonia.

Un mesto pensiero va infine ai Colleghi, ai Funzionari di Cancelleria ed agli Avvocati che ci hanno lasciato nel decorso anno e – come sempre – alla purtroppo nutrita schiera di Magistrati, fra i quali mi piace oggi ricordare in particolare Francesco COCO, già Procuratore Generale presso questa Corte e prima vittima delle Brigate Rosse nel nostro Paese; nutrita schiera di magistrati, che nel corso degli anni ha versato il suo tributo di sangue generoso per garantire la sicurezza della collettività, lasciandoci un patrimonio di valori, che ci da la forza morale per proseguire nel nostro non facile quotidiano cammino.



IL DIFFICILE CAMMINO PER USCIRE DALLE SECCHE DELLA CRISI
Come è noto, nel 2006, con una innovazione che taluno volle vedere come il segno di una svolta nell’affrontare i problemi della giustizia, visti col volto del Giudice terzo e non più con quello del pubblico ministero, magistrato anch’esso, ma pur sempre parte nel processo penale, si dette corso alla scelta del Legislatore di affidare al Presidente della Corte anziché al Procuratore Generale l’esposizione della relazione per il nuovo Anno Giudiziario, lasciando a quest’ultimo un più breve spazio per un semplice intervento.

Si trattò di una speranza illusoria, giacché lo stesso Legislatore, anziché dar vita ad una riforma capace di incidere sull’insieme dei fattori di crisi persistenti da tempi lontani, ha poi continuato fino a poco tempo fa a procedere con interventi legislativi limitati ed episodici, che in taluni casi, a cominciare da quello avente ad oggetto la riforma dell’ordinamento giudiziario, lungi dal risolverli, hanno inasprito i problemi, primo fra tutti quello della ingiustificabile lentezza dei processi.

Ma tant’è! Al di là dall’elencazione di dati statistici, lasciata alla competenza del Presidente della Corte, al Procuratore Generale è demandato così il compito di effettuare alcune considerazioni sul difficile cammino che si sta compiendo oggi nel Paese nel tentativo di uscire dalle secche della crisi profonda che investe il sistema.

Una crisi che può essere sintetizzata in questo aneddoto, così raccontato dal grande scrittore e sceneggiatore Ennio FLAIANO: “Ai primi di Novembre del 1922 la statua della Giustizia, che troneggiava nel lunotto del Palazzaccio, verso il fiume, perdette il suo principale attributo, la bilancia. Era di ferro e di travertino. Questa bilancia precipitò, mancando di poco un Avvocato e i cocci rimasero sulla scalinata, ma neanche questo segno destò eccessive preoccupazioni. Dalle finestre del collegio in cui alloggiavo potetti vedere nei mesi seguenti che il guasto fu riparato, ma al posto della bilancia i restauratori misero, fra le mani della Giustizia, una spada, la cui punta poggiava per maggior sicurezza sulla trabeazione. E’ ancora lì. Della bilancia si perdette presto il ricordo”.

Orbene da decenni tutti ci auguriamo che realmente si possa costruire una nuova statua della Giustizia, con la bilancia fra le mani, per garantire la ragionevole durata del processo, penale e civile … ché questo è il problema dei problemi! … senza pregiudicare i diritti delle parti.

Perché ciò avvenga é però indispensabile la riscoperta dei doveri e delle responsabilità di ciascuno, superando l’egoismo e la difesa corporativa degli interessi … E’ indispensabile, in altre parole, quello “scatto” di efficienza del sistema, di cui non si stanca di parlare il Presidente NAPOLITANO, che il Paese attende da tempo e pel quale non potrà peraltro mai essere sufficiente il pur sempre maggiore impegno dei magistrati, occorrendo il supporto, indispensabile della politica, giacchè è sempre all’atto delle scelte legislative che puntualmente sorgono quei contrasti, spesso profondi, che poi impediscono di realizzare anche il più semplice dei progetti.

Per cancellare l’immagine di un Paese a corto di speranza e di ottimismo, ridando sia l’una che l’altro alle generazioni future, dobbiamo perciò accettare tutti con fiducia l’impegno ed i sacrifici che ci vengono richiesti.

E lo dobbiamo ancor più oggi, in un periodo in cui, al di là dagli scandali che purtroppo ancora investono ogni settore della vita pubblica, si comincia finalmente a respirare un’aria nuova, in virtù del clima di positiva e serena collaborazione fra C.S.M. e Ministero della Giustizia e di dialogo costruttivo fra lo stesso Ministero e l’intera magistratura.

Per uscire definitivamente dalla secca c’è però ancora tanto da remare, abbandonando ogni forma di campanilismo e col pensiero rivolto unicamente al bene della collettività ed alla salvezza di questo nostro tormentato Paese, che merita un futuro migliore.

Per la prima volta non possiamo oggi, peraltro, non plaudire al nostro Ministro, che, nell’intento di restituire competitività al Paese, si é attivato con una serie di riforme che mirano al recupero dell’efficienza e all’eliminazione del pauroso arretrato esistente nel settore penale e ancor più in quello civile.

LA RISCRITTURA DELLA MAPPA DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
Dopo 150 anni di discussioni sulla irrazionalità della nostra geografia giudiziaria ha anzitutto preso finalmente forma il progetto di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, che, per quanto riguarda la nostra Isola, prevede la soppressione di tutte le sedi distaccate di Tribunale e l’accorpamento dei diversi Uffici dei Giudici di Pace, consentendo un notevole risparmio di spesa per l’Erario, ma – quel che più conta – il recupero di parecchie unità di personale, specialmente amministrativo.

Quell’ipergarantismo, che già qualche decennio fa aveva portato alla proliferazione degli Atenei, con le nefaste conseguenze che sono davanti agli occhi di tutti, in virtù del principio che l’italiano dovesse avere le Università sotto casa, era stato infatti assurdamente esteso alla nostra giustizia, con l’assurdo pretesto che si dovesse garantire allo stesso cittadino di avere sotto casa, non solo l’Università, ma anche il Tribunale.

Il tutto, con la conseguenza di dar vita ad uffici di piccolissime dimensioni, sovente distanti pochi Km. l’uno dall’altro, che mai avrebbero potuto avere l’efficienza di Corti specializzate, con riferimento in particolare a settori di primaria importanza come quelli del diritto commerciale o del lavoro.

Una riforma, questa appena richiamata, tanto contestata, ma in realtà saggia e oculata, che ha infatti garantito la permanenza di un presidio giudiziario in tutte le zone più a rischio del Paese; il che ha consentito ad esempio di mantenere in vita in Sardegna Tribunali come quelli di Tempio Pausania e di Lanusei, ubicati in territori caratterizzati da forme di criminalità che richiedono la indispensabile presenza di Uffici giudiziari autonomi.
LA NECESSITA’ DI UNA CORRETTA GESTIONE DEGLI UFFICI
La drastica riduzione operata dal Ministero non è peraltro ancora di per sé sufficiente a curare la nostra Giustizia ammalata, giacchè occorre far sì che i Tribunali salvati siano gestiti in maniera tale da ridurre il costo per l’economia di una giustizia spaventosamente lenta ed inefficiente … E non parlo ovviamente solo dei costi diretti, ovvero delle spese che debbono esser sostenute per tenerli in piedi, ma dei costi indiretti generati nell’economia dal loro malfunzionamento.

E’ indispensabile infatti un grande e comune sforzo di organizzazione e di leadership nell’ambito degli Uffici giudiziari che resteranno in vita dopo le programmate chiusure, seguendo l’esempio di Tribunali come quelli di Torino, di Cremona, di Trento e di Bolzano, ove si è riusciti, proprio in virtù del miglioramento del modo di lavorare, a ridurre drasticamente i tempi delle cause civili.

Per venire comunque ai fatti di casa nostra, penso di poter dire, a supporto di quanto già fatto presente dal Presidente della Corte, che su questa stessa strada si sta marciando anche da noi, se è vero – come è vero – che, in virtù della responsabilizzazione di tutti i Magistrati in servizio presso la Corte stessa, si è riusciti in quell’ufficio praticamente ad azzerare le pendenze nel settore penale, ove restano da fissare appena 100 procedimenti del 2010, circa 400 del 2011 e poco più di 250 del 2012 ed a ridurre sensibilmente i tempi dei rinvii nel settore civile, ove a breve dovrebbe essere attiva una seconda sezione.

Seguendo il percorso tracciato dal Ministro SEVERINO, che si è fino all’ultimo impegnato per rendere trasparente la performance dei singoli Tribunali, occorre ora dar vita ad un paziente lavoro di cernita, misurando l’anzianità delle singole cause e tenendo conto del grado di contenziosità di ciascuna di esse, nel senso ad esempio che una separazione o un divorzio consensuale richiedono minor tempo di una separazione o di un divorzio giudiziale.

Il tutto dovrà però essere associato alla riapertura dei concorsi per Cancellieri, il cui ultimo bando risale al lontano 1997 e ad un potenziamento, specie in Sardegna, degli organici dei magistrati nei settori più trascurati quali le Sezioni del Lavoro e gli Uffici G.I.P. – G.U.P., che a Cagliari, sede di D.D.A, neppur prevedono un’autonoma Sezione.

E ciò procedendo, se del caso, anche ad una ridistribuzione dei territori, come nel caso del Tribunale di Lanusei, la cui competenza potrebbe essere estesa fino a comprendere ad esempio le regioni del Sarrabus e del Gerrei, così da ridimensionare territorialmente il Tribunale di Cagliari, oggi gravato da un carico di lavoro difficilmente sostenibile.

Occorrerà però ancora rivedere alcune norme del nuovo Ordinamento Giudiziario, come quella che prevede il divieto per un magistrato di esercitare le stesse funzioni per un periodo superiore ai dieci anni; il che appare in netto contrasto col raggiungimento di esigenze di specializzazione … Va da sé infatti che l’esperienza maturata dal magistrato in un determinato settore non possa e non debba andare dispersa, perché garantisce una giustizia più veloce e di qualità!

V’è poi dell’altro, giacché nel nostro sistema ci si imbatte dinanzi ad ufficiali giudiziari impegnati in un numero sterminato di notifiche, sconosciute all’estero, che peraltro neppure garantiscono la conoscenza dell’atto da parte del destinatario!

Ebbene, anche qui sarebbe sufficiente prevedere la prima notifica a mani proprie e le successive al difensore, eventualmente anche di ufficio, mutuando, se del caso, disposizioni quali quella di cui all’art. 33 disp. att. C.p.p., relativa al domicilio della persona offesa dal reato ed alle conseguenti notifiche in suo favore.

Il tutto, con l’ovvia conseguenza di risparmiare uomini e tempo e di avere la certezza della conoscenza del processo.



LE NUOVE MISURE INTRODOTTE COL “DECRETO SVILUPPO”, PRIVILEGIANDO IL PROCESSO CIVILE
Fra le altre riforme in atto non possiamo ancora che guardare con vivo interesse alle misure del c. d. “decreto sviluppo”, con particolare riferimento proprio al processo civile e alle procedure fallimentari …

Fino a ieri si preferiva concentrare azioni ed attenzioni, magari in modo disordinato, verso la giustizia penale, certamente di maggior impatto sociale e mediatico, piuttosto che verso la soluzione di tutte le questioni attinenti al diritto privato ed alle controversie da esse derivanti.

Ci si è ora finalmente resi conto che nel settore civile, al di là dal danno per le imprese e per i cittadini derivante dalle spese legali e dal tempo sprecato per portare avanti i processi, il vero costo per l’economia – come già ebbi occasione di sottolineare nel mio intervento dello scorso anno – è assai più alto ed è causato dai comportamenti di chi non si fida della giustizia oppure confida nella sua inefficienza per non rispettare regole e contratti, Il tutto anche a causa della spaventosa burocrazia del nostro Paese.

Le imprese e le famiglie tengono infatti i capitali bloccati … Penso alle migliaia di appartamenti e locali, anche nella nostra Isola, che restano sfitti in quanto i proprietari temono di non riuscire a sfrattare gli inquilini morosi … ma penso anche ai tempi di pagamento, specie quelli dello Stato, che si allungano a dismisura, in quanto i contratti possono essere impunemente ignorati e le procedure di fallimenti hanno i tempi biblici che purtroppo tutti conosciamo.

Ed è un dato di fatto che le riforme del lavoro, le liberalizzazioni e la lotta all’evasione mai si potranno realizzare senza una giustizia civile moderna e veloce!

Ecco, il Governo è qui intervenuto con una duplice azione, che, da una parte incide sul sistema delle impugnazioni, agendo sull’inefficienza della giustizia civile, indicata dalle imprese come uno dei principali ostacoli alla crescita e allo sviluppo degli investimenti esteri e sui meccanismi della Legge “Pinto”, fissando tempi certi per la durata dei processi e dall’altra parte, garantisce la “continuità aziendale” alle imprese in crisi.

Come è noto, si è posto un filtro al sistema delle impugnazioni, incentrato sulla ammissibilità degli appelli civili, con una parziale rimodulazione dei motivi di ricorso in Cassazione … filtro che non scatta però nelle cause in cui è previsto l’intervento del P. M. o quando in primo grado si sia fatto ricorso al procedimento sommario di cognizione introdotto dalla riforma del 2009, utilizzato raramente, ma molto efficiente, visto che in media le cause vengono definite in meno di un anno, tanto che il “Decreto sviluppo” punta anche a rafforzare proprio il ricorso a questo strumento.

Una novità, quest’ultima, che parte dal presupposto che nel nostro sistema giudiziario civile il 68% dei giudizi d’appello si conclude con la conferma del giudizio di primo grado.

Col nuovo iter processuale il giudice potrà dichiarare l’inammissibilità dell’appello con un’ordinanza, se le possibilità di accoglimento sono pari a zero o estremamente basse; in questo caso la Sentenza di primo grado sarà impugnabile in Cassazione, ovviamente solo per motivi di legittimità.

La norma sul filtro dovrebbe consentire di dichiarare inammissibili circa la metà dei ricorsi in appello, con una riduzione dei nuovi carichi di lavoro di oltre un terzo e una conseguente riduzione dei tempi dei giudizi, che dovrebbero passare dai tre anni di media attuali a poco più di due anni.

E’ stata quindi rivista la Legge fallimentare per migliorare l’efficienza dei procedimenti delle crisi aziendali, correggendo alcuni difetti che non facilitavano l’accesso tempestivo delle imprese al concordato preventivo, come l’insufficiente protezione del debitore durante la messa a punto del piano di ristrutturazione e la mancanza di una disciplina specifica sul concordato “con continuità aziendale” (ora regolata col nuovo articolo 180 bis della L.F.), che consentisse soprattutto il proseguimento dei contratti in corso.

Seguendo il modello della legge fallimentare USA viene prevista la facoltà per il debitore di depositare un ricorso con la semplice domanda di concordato preventivo senza la necessità di produrre tutta la documentazione richiesta in modo da accedere subito alle tutele previste.

Altra novità del provvedimento è quella dell’accesso a un mercato di finanza interinale che consentirà, previa richiesta al Tribunale, di accedere a finanziamenti per pagare i fornitori.

LE ULTERIORI RIFORME NEL SETTORE PENALE
Ancor più encomiabile è stato poi lo sforzo del Governo nel portare avanti il discorso in tema di norme anticorruzione, di cui l’Italia aveva un particolare ed urgente bisogno, con l’introduzione, fra gli altri, dei reati di corruzione fra privati, di traffico di influenze illecite e di concussione per induzione, separata da quella per costrizione.

E’ poi in itinere uno studio per la riforma della prescrizione, che dovrebbe impedire che molti importanti processi finiscano nel nulla, come purtroppo è avvenuto negli ultimi tempi.

Quel che va chiesto peraltro al futuro Parlamento è di emanare norme chiare, di facile lettura ed uniformate alle Convenzioni Internazionali, evitando di lasciare nell’indeterminatezza delle figure di reato che possano prestarsi ad interpretazioni strumentali, così come purtroppo è avvenuto di recente nel noto caso che ha indotto il Capo dello Stato a sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale e come lo era stato ancor prima e lo è tuttora con la creazione di quel mostro giuridico che è il concorso esterno in associazione mafiosa.

Un altro problema da valutare è l’eccesso del contenzioso, per risolvere il quale occorre ridurre il numero dei processi penali, che da noi sono dieci volte più numerosi che in Gran Bretagna, se è vero – come è vero – che si celebrano nelle nostre aule processi del tutto inutili per fatti di scarsissimo rilievo o a carico di soggetti irreperibili, che poi portano a condanne dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo.

Anche qui occorre dire che si sta – o meglio si stava – intervenendo, con lo strumento della delega al Governo, su quattro direttrici: anzitutto con la depenalizzazione, che prevede la trasformazione in illecito amministrativo della quasi totalità dei reati puniti con la sola pena pecuniaria … e, quindi, con la sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili … con l’introduzione dell’istituto, già previsto nel processo minorile, della sospensione del procedimento con messa alla prova ed infine … con l’ulteriore introduzione di due nuove pene detentive non carcerarie, e cioè la reclusione e l’arresto presso l’abitazione o altro luogo di privata dimora in caso di condanna con pene detentive non superiori a quattro anni.

Si tratta di misure che, una volta approvate, potranno avere un sicuro effetto deflativo e che non potranno che contribuire a ridurre il pesante arretrato.

L’IMPORTANZA DELL’USO DELLE TECNOLOGIE INFORMATICHE
Per poter giungere alla piena attuazione del “giusto processo” non si può a questo punto non sottolineare la fondamentale importanza dell’utilizzazione delle tecnologie informatiche, cui ha fatto cenno il Presidente NAPOLITANO, in occasione del “I Forum Internazionale per lo sviluppo della giustizia elettronica”, organizzato dall’A.B.I.

Nei Convegni e negli incontri di studio sogliono essere richiamate in proposito le esperienze di Tribunali come quello di Cremona, ove, in virtù della banda ultra larga fornita dall’Aemcom, esiste il processo smart, con tanto di “Roe” positivo in appena tre anni di ammortamento e la conseguente dematerializzazione dei fascicoli processuali (progetto “Digit”), che vengono venduti alle parti del processo, come avviene per le copie cartacee; con la differenza che si risparmia tempo e danaro, con lo “sconto” anche per difesa ed accusa.

Vengono ancora ripetutamente pubblicizzate iniziative analoghe, che per partenogenesi si sarebbero estese a Bergamo, Genova, Torino, Bolzano e Brescia, ove per il processo su Piazza della Loggia, il cui fascicolo contava circa un milione di pagine, lo Stato, grazie alla digitalizzazione, avrebbe risparmiato un milione di Euro.

Di noi, che non amiamo metterci in mostra, si parla di meno, ma è bene si sappia che anche nel nostro Distretto si stanno raggiungendo in questo settore risultati di eccellenza!

Nella Procura della Repubblica di Cagliari è stata completata la fase di verifica del funzionamento del “TIAP”, e cioè della digitalizzazione dei fascicoli nella fase immediatamente precedente all’avviso ex art. 415 bis C.p.p., che è stata estesa ai fascicoli in relazione ai quali sia stata presentata richiesta di misura cautelare ed a quelli per i quali sia stata formulata richiesta di giudizio immediato.

L’applicativo “TIAP”, oltre a consentire il risparmio di carta ed a garantire l’immediatezza nel rilascio delle copie dei fascicoli, costituisce uno strumento di lavoro di grande utilità per il pubblico ministero sia per la fase successiva alla digitalizzazione che per quella di predisposizione dell’attività di indagine.

E ciò a non voler tener conto di altri programmi informatici in fase di sperimentazione, quali quello ad uso dell’ufficio intercettazioni, in grado di registrare informaticamente ogni richiesta di intercettazione e di proroga coi relativi decreti del GIP.; Un programma, quest’ultimo, che consentirà di gestire l’archivio di tutte le utenze intercettate, dalle ambientali alle telematiche, con gli impegni di spesa ed i relativi costi … E ancora al più recente progetto “Titolo”, che, nato in virtù di una Convenzione con la Regione Autonoma della Sardegna, l’Agenzia Regionale per il Lavoro e il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, riguarda la dematerializzazione dei fascicoli in fase di indagine preliminare; progetto, questo appena richiamato, di grandissima rilevanza sociale, in quanto prevede l’inserimento lavorativo di soggetti in stato di detenzione

La Procura di Sassari, dal suo canto, continua a perseguire l’obbiettivo della più ampia informatizzazione di tutti i servizi, da un lato aderendo tempestivamente alle nuove procedure informatiche che vengono rilasciate dal Ministero della Giustizia o da altre Pubbliche Amministrazioni e dall’altro adoperando, nell’attività di tutti i giorni, accorgimenti semplici, ma a volte assai utili, soprattutto attraverso il ricorso sempre più ampio agli strumenti dell’ “Office Automation” (nello specifico, non solo video scrittura con Word, ma anche realizzazione di archivi di appoggio e strumenti di elaborazione con Excel ed Access).

La Procura della Repubblica di Nuoro appare sempre più caratterizzata da una spiccata vocazione all’utilizzo degli strumenti informatici, sia al fine dell’ottimizzazione delle risorse che per favorire la semplificazione e l’efficienza nelle procedure.

E ciò, non solo mediante l’immediato utilizzo dei programmi Ministeriali per la gestione dei Servizi, quali il “SIAMM” (dal 2009), il “SIES” (dal 2006), il “SIPPI” (dal 2009), il “PROTEUS” (dal 2004) e il “GECO” (dal 2005), ma anche attraverso l’impiego di programmi, per così dire, “creati in casa”.

Grande attenzione è rivolta alla informatizzazione dell’Ufficio e dei Servizi anche da parte delle Procure della Repubblica di Tempio Pausania e di Oristano, ove viene riportata a livello informatico ogni possibile attività, al fine di velocizzare le ricerche e di avere a disposizione un data base sempre aggiornato.

Un netto miglioramento nell’informatizzazione dei servizi si è avuto anche nella Procura della Repubblica di Lanusei, con la digitalizzazione dei fascicoli più voluminosi che consente la facilitazione del rilascio di copie agli Avvocati e l’effettuazione di numerosi stralci, oltre che con l’incremento dell’uso, nell’ambito della segreteria, dei programmi informatici per la verifica della qualità e dell’efficienza dei servizi, consentendo al Procuratore un miglior controllo per la direzione e l’organizzazione dell’Ufficio.
LA SITUAZIONE CARCERARIA
Con tenacia il Ministro SEVERINO si é adoperato per completare la riforma del sistema penitenziario e per assicurare condizioni di dignità umana alla popolazione carceraria, lavorando anche su modelli alternativi per accrescere le possibilità di lavoro nell’ambito degli Istituti di pena.

Le misure già introdotte, fra cui spicca la detenzione presso il domicilio introdotta dalla L. n. 199 del 2010, dovrebbero consentire di ridurre significativamente e con effetti immediati lo stato di tensione detentiva determinato dal numero di persone che transitano per le strutture carcerarie per periodi brevissimi … Oltre 21.000 sono le persone che sono state detenute per un periodo non superiore ai tre giorni nel 2010!

E’ allo studio un insieme di misure deflattive … e mi riferisco alle misure alternative alla detenzione, all’istituto della messa alla prova, mutuato dal processo minorile ed a quello del lavoro carcerario, che dovrebbe rappresentare veramente la più importante forma di reinserimento sociale del detenuto.

Per alleggerire ancor più il sistema sarebbe però auspicabile l’eventuale rimpatrio dei detenuti stranieri, con la possibilità di far scontare la pena ai condannati nel loro Paese di origine e con l’ulteriore previsione di sanzioni alternative al carcere, destinando i condannati definitivi per pene non particolarmente gravi a lavori di pubblica utilità.

Resta da dire ancora che la recente inaugurazione di alcuni e l’imminente apertura di altri nuovi Istituti carcerari nell’Isola consentirà – ne siamo certi – di fare in Sardegna in questo delicatissimo settore un salto di civiltà di alcuni secoli.

L’IMPROCRASTINABILITA’ DELLA RIDUZIONE DEL NUMERO DELLE NORME E IL RISCHIO DELLE DEROGHE
Improcrastinabile è però ormai la riduzione del numero delle norme: oggi in Italia abbiamo oltre 21 mila leggi statali, quasi il triplo di Paesi come la Germania e la Francia, cui vanno aggiunte ben 25 mila leggi regionali, oltre a numerosissimi atti normativi di rango inferiore.

Le leggi e i regolamenti sono troppi, prodotti di continuo e modificati troppo frequentemente, poco coordinati fra loro e mal scritti.

Esiste poi un grande rischio ed è quello dato dal timore che, una volta effettuata con non pochi sacrifici una riforma, la si veda vanificare con un provvedimento di deroga.

Qualcuno ha scritto giustamente che più che il Paese delle Leggi, il nostro sia quello delle deroghe, se è vero – come è vero – che l’ordinamento giuridico italiano è infarcito di norme speciali, straordinarie, eccezionali e di ben 63 mila deroghe, che nella maggior parte dei casi finiscono per svuotare l’idea stessa di diritto.

Ci troviamo infatti dinanzi ad un ordinamento giuridico gremito di “tranne”, “eccetto”, “escluso”, che rendono oscura la nostra legislazione.

RIFORMA FORENSE E INTERCETTAZIONI
Dopo la riforma delle circoscrizioni giudiziarie il Governo si era imposto altre due priorità, quella anzitutto di individuare “nuove regole” per la professione forense con l’obbiettivo di evitare che l’Avvocatura venga scelta, come sovente oggi avviene fra i giovani, come ripiego e, quindi, quella di regolamentare il problema delle intercettazioni, previa creazione di un filtro affidato ai magistrati e idoneo a tracciare una separazione netta fra le intercettazioni penalmente rilevanti e quelle irrilevanti; il che appare ancor più indispensabile dopo la querelle fra la Procura di Palermo e il Quirinale.

Le intercettazioni – come ripetutamente sottolineato dal Ministro SEVERINO, con una analisi che condividiamo appieno – rappresentano uno dei mezzi importanti di investigazione, ma insieme con gli altri e non possono essere sicuramente l’unico mezzo; la cultura dell’indagine prevede infatti sempre che ogni tipo di acquisizione debba essere accompagnato da altre acquisizioni.

E ciò, sulla falsariga del pensiero di Giovanni FALCONE, il quale soleva ripetere che “le sole dichiarazioni di un collaboratore di giustizia non bastano”, come non possono bastare i risultati di una sola intercettazione telefonica; tanto più che al telefono si parla in maniera meno chiara, più criptica e più facile da equivocare, di modo tale che spesso non si capisce quale sia il contenuto vero delle parole dell’intercettato.

IL PERSISTERE DEI MALI INTERNI ALL’APPARATO GIUDIZIARIO
Non possiamo però non far cenno a questo punto a taluni mali interni al nostro apparato …

La disputa fra due Procure della Repubblica … o ancor meglio fra una Procura della Repubblica e la Direzione Distrettuale Antimafia dello stesso Distretto … in occasione delle indagini relative ad un gravissimo attentato, in apparenza di stampo terroristico verificatosi a metà dello scorso anno … una disputa risoltasi alla fine grazie al deciso intervento del Ministro della Giustizia … ha reso evidente a tutto il Paese alcuni dei gravi mali di cui soffre l’apparato giudiziario italiano … mali che fortunatamente non toccano, peraltro, il nostro Distretto.

Innanzi tutto un’estrema, talora parossistica tendenza alla personalizzazione, che prende la forma della corsa dei singoli magistrati ad accaparrarsi l’inchiesta che conta … e purtroppo bisogna riconoscere che non pochi magistrati italiani, e in specie quelli delle Procure, non sembrano quasi mai capaci di resistere alla tentazione della “visibilità”, cercandola in ogni modo e non di rado subordinando ad essa i propri atti istruttori, a cominciare dai provvedimenti di custodia cautelare.

La visibilità significa principalmente visibilità per la propria inchiesta: da alimentare, per esempio, anche con l’accorta somministrazione alla stampa di verbali di intercettazioni telefoniche o, quel che è più grave, di copia dei verbali di esami testimoniali resi magari appena un’ora prima … somministrazione che è assolutamente vietata dalla legge, trattandosi in genere di verbali coperti dal segreto istruttorio … per non parlare poi della fuga di notizie, in ordine alla quale nessuna Procura della Repubblica a memoria d’uomo è mai riuscita ad individuare ed a punire gli eventuali responsabili.

La visibilità serve poi, non solo a costruirsi il proprio futuro professionale, con l’acquisizione di incarichi direttivi, ma è utilissima anche ed ancor più per fare il salto fuori dalla carriera, per essere corteggiati dai giornali e dagli editori, per essere invitati ai talk show ed alle più note trasmissioni televisive e a convegni di ogni tipo ed ovviamente per entrare in politica … La quale politica non è solo quella, propria e vera, che si fa in Parlamento, ma anche quella che si fa nei gabinetti ministeriali o nelle varie direzioni generali del nostro o di altri Ministeri, con incarichi assai ben remunerati … con posti assegnati in ultima analisi dalla politica, per poi fare il salto definitivo magari verso uno dei due rami del Parlamento stesso.

Si tratta purtroppo di un vecchio vizio, se è vero – come è vero – che già CALAMANDREI sosteneva che “il pericolo nuovo che incombe sulla giustizia è la politicizzazione dei giudici”, giacché “il magistrato che scambia il suo seggio con un palco da comizio cessa di essere un magistrato”.

In effetti ciò che vado dicendo lo aveva già sottolineato parecchi anni fa, con un intervento che peraltro aveva in quella occasione coinvolto ingiustamente il mai dimenticato Giovanni FALCONE, Leonardo SCIASCIA, quando parlava dei c. d. “Professionisti dell’Antimafia”.

Ecco, qui si dovrebbe allora intervenire, con un provvedimento legislativo, che sancisca il divieto assoluto di pubblicare sulla stampa nominativi e foto di magistrati incaricati di questa o di quest’altra inchiesta; si renderebbe un preziosissimo servigio alle Istituzioni e si offrirebbe la prova all’opinione pubblica che nella realtà, e non solo a parole, i magistrati italiani rifiutano con tenacia ogni rapporto con la politica.

Non dimentichiamo che un processo gestito con superficialità può distruggere uomini, stroncare carriere, rovinare famiglie, azzoppare aziende, cambiare addirittura il corso della politica stessa con assoluta discrezionalità e impunità anche di fronte a casi di abuso di potere e di errori clamorosi.

Sia ben chiaro che il mio è un discorso di carattere generale, che non riguarda fortunatamente i colleghi di questo Distretto, dei quali non posso che dir bene sotto ogni profilo.

CONCLUSIONI
Vi ho fin qui rappresentato … Signori … luci ed ombre di un percorso tormentato, che pare stia volgendo al termine e che finalmente potrebbe consentire al cittadino, che la va affannosamente ricercando da anni, di imbattersi in una Giustizia capace di rispondere in tempi ragionevoli al motto “Unicuique suum tribuere!

Più luci sicuramente che ombre quest’anno, con un invito all’ottimismo e alla speranza, ai quali ancora una volta, con semplicità e senza lanciare proclami roboanti, ci ha riportato il Ministro SEVERINO con le parole pronunciate nel giorno in cui veniva approvato definitivamente il disegno di legge sull’anticorruzione: “Si poteva fare di più, ma non ci sono stati compromessi politici al ribasso”.

Parole, queste, che mi han riportato alla mente una frase del Generale DE GAULLE: “Io prendo delle decisioni, forse non sono perfette, ma è meglio prender decisioni imperfette, che essere alla continua ricerca di decisioni perfette, che non si troveranno mai”, così come quelle pseudo riforme epocali, evocate e promesse in un passato neppur tanto lontano, quando si innalzava il vessillo della separazione delle carriere quale strumento principe per risolvere tutti i mali della Giustizia.

Con questi sentimenti di ritrovato ottimismo, Le chiediamo, Signor Presidente, di volere, al termine di tutti gli altri interventi, dichiarare aperto l’Anno Giudiziario 2013 per il Distretto della Sardegna.

Cagliari, 26 Gennaio 2013.

La Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Cagliari è ubicata in Piazza della Repubblica 18, 09125 CAGLIARI (CA)

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